Le ragioni del dissenso

di Roberto Losso

 

Evitiamo ogni possibile equivoco. Non sono tra quelli che, per accreditarsi come progressisti illuminati e tolleranti, si comportano come se non ci fossero più differenze ideali tra destra e sinistra. Al contrario credo che, oggi più che mai, scadere nel qualunquismo accattivante o nel revisionismo suicida del volemose bene o dell’inciucio rappresenti una pericolosa deriva culturale per il centrosinistra che, così facendo, rischia l’omologazione in basso. Sono convinto, infatti, che, laddove questo teorema del “tutto fa brodo” viene praticato, a trarne vantaggio è il centrodestra, perché, essendo un'alleanza senza anima, rischierebbe il black out se dovesse fare opposizione sulle idee e sui valori. Di conseguenza, necessita disperatamente di una sua visibilità di governo anche laddove amministra l’Ulivo.

A Paola, purtroppo, questo fenomeno ormai rappresenta la regola. Nell’immaginario collettivo, quindi, tende a stratificarsi l’idea che la soluzione dei problemi non sia il frutto della diversità della classe dirigente del centrosinistra. Grazie anche al complice fair play dell’intellighenzia ulivista, i meriti vengono ascritti quasi esclusivamente al buon cuore di Iole Santelli (Tor di Valle), Pino Gentile (turismo e dintorni), Saverio Zavettieri (edilizia scolastica). E così via. Ci sarà poco da meravigliarsi se, al momento giusto, i diretti interessati o i rispettivi fiduciari locali metteranno all’incasso il credito elettorale che è stato loro riconosciuto. Non gliene faccio una colpa. Anzi, tanto di cappello. Chi fa politica, infatti,  persegue l’obiettivo legittimo di creare consenso per il proprio partito. Dovrebbe essere l’Ulivo a non consentire speculazioni interessate. Normalmente è così. Almeno laddove si considera ancora alternativo al centrodestra.

Conosco da anni Saverio Zavettieri per credere che, nel riparto dei fondi per l’edilizia scolastica, abbia “favorito” la nostra città su sollecitazione del suo partito, assegnandole trecentomila euro, quando gliene sarebbero toccati si e no cinquantamila. Nonostante tutto, preferisco continuare a pensare che il finanziamento fosse un atto dovuto. E’ un sentimento di stima nei confronti di un vecchio socialista. Se fosse vero il contrario, infatti, dovrei dubitare della trasparenza con cui l’assessore alla cultura distribuisce le risorse. Me ne dispiacerebbe. Anche se ne uscirebbe rafforzato il mio ragionamento sulle contaminazioni del modello-Paola. Ovviamente, non mi scompone più di tanto l’invito inutilmente provocatorio a scendere in campo. L’ho fatto da tempo. Almeno sul piano politico e culturale. Capisco che a qualcuno possa essere sfuggito. La mia militanza a sinistra giustamente non fa più notizia. Perché non amo né i pennacchi né il salto della quaglia. Mi accontento d’essere quello che sono: un manciniano all’antica. Non è molto, ma a me basta.

 

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