Diamo fiducia ai giovani

di Roberto Losso

 

Ciao Melinda. Scusami se ti rispondo con imperdonabile ritardo. Non so chi tu sia. Internet, infatti, consente di comunicare, ma non di conoscersi. Comunque, grazie per la tua voglia di partecipare, discutere e pensare al futuro. Il candore dei tuoi diciannove anni, della tua indignazione, del tuo amore per la città aprono il cuore alla speranza. Paola sta morendo, ma la “sua” gente vuole che questo non succeda. Specialmente i giovani. Sembrano così assenti e, invece, vivono con dissacrante intensità il pessimo spettacolo che la politica replica, ormai solo per se stesso, da ben  diciotto mesi. Esprimono giudizi graffianti, perché hanno intelligenza, cultura e sensibilità per farlo. Senza alzare la voce. Sono, infatti, tolleranti e consapevoli. E ragionano in termini etici e sociali che potrebbero insegnarci qualcosa. Se non altro perché loro, i giovani, guardano al mondo ed al futuro con una freschezza d’idee e di sentimenti che la società dei partiti ha perduto sui campi di battaglia di tante guerre politiche senza ideali e senza dignità.

Hanno capito che, al di là delle sgradevolezze dei comportamenti dei singoli o delle cordate per la conquista del potere, esiste un problema più pregnante e decisivo. E precisamente: la compatibilità genetica della politica politane con la cultura della democrazia, della legalità e del buon governo.  Nutrono qualche “legittimo sospetto”. Comprensibile, direi. Anche perché lo stesso dubbio finalmente incomincia a corrodere le coscienze del mondo delle arti, delle professioni e dei mestieri. Cioè, quello dei “grandi”. Soprattutto di quelli che, il 13 maggio, hanno dato fiducia al centrodestra. Oggi genitori e figli  avvertono lo stesso disagio. Eppure non riescono ad entrare in sintonia. Il problema, tutto sommato, è che pensano le stesse cose, ma le esprimono con linguaggi diversi. Altrimenti i “grandi” non avrebbero difficoltà a riconoscere che i “giovani” sono una risorsa di cui possono fidarci. Anzi: sono loro  la speranza della città. La nostra generazione, in eskimo o in camicia nera,  ha sbagliato più del consentito. Prendiamone atto.

C’è voluto il “pressing” delle tante e-mail “under 21” per farmi aprire gli occhi. Certo, mi fa piacere che i giovani visitino il mio sito. Avverto, però, la responsabilità di questo ruolo. Ci vuole poco, infatti, per trasformarsi in  un cattivo maestro. Ne ho conosciuto tanti. Anche per questo dico ai giovani che mi scrivono: ragionate con la vostra testa. Sempre e comunque. Anch’io sono legato a vecchi schemi. Come potrei, quindi, aiutarvi a  costruire quel domani migliore che, come B. Russel, immaginate “con la luce del mattino negli occhi”? Il vostro futuro è nelle vostre mani. Non dimenticatelo. Siate razionali e giusti, però, quando confrontate il “vecchio” con il “nuovo”. Non tutto il “vecchio” è brutto e non tutto il “nuovo” è bello. E non fatene nemmeno una questione anagrafica. Anche i giovani, infatti, politicamente possono invecchiare prima del dovuto. Specialmente se i cattivi maestri li educano a diventare anzitempo professionisti dell’”inciucio” e del manuale Cencelli. In fondo, per i cattivi maestri, buon governo e legalità sono solo un fastidioso luogo comune ingenuamente evocato  da qualche  opinionista da strapazzo.

 

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