Corto circuito o black-out?
Chiediamoci, innanzi tutto, che cosa rappresenta, per un ente di qualsivoglia natura, il conto consuntivo. Un puro e semplice atto dovuto che ratifica e sana le evidenze contabili della precedente amministrazione (nella fattispecie quella di centrodestra guidata da Giovanni Gravina) oppure un pregnante documento di riequilibrio economico/finanziario che implica sempre e comunque l’assunzione di responsabilità politiche dirette da parte della giunta in carica, che ne approva lo schema ed i relativi allegati? A quanto sembra, il centrosinistra ha privilegiato la prima ipotesi. Altrimenti non si sarebbe realizzata, in Consiglio Comunale, una situazione al limite del politichese e, quindi, di difficile comprensione per i non addetti ai lavori. Ovverosia: la maggioranza allargata (Ulivo più Forza Paola) si astiene, mentre il sindaco vota a favore insieme alla minoranza. Difficile stabilire se si tratta di un corto circuito o di un black-out. Mi rendo conto, invece, di quanto sia ancora aperta e sanguinante la ferita di quel sofferto voto contrario trasversale, che, proprio sulla questione-consuntivo, più o meno un anno fa, spianò la strada alle dimissioni del sindaco Gravina e, quindi, al successo elettorale del centrosinistra.
A mio avviso, comunque, c’è un solo dato certo. Un po’ tutti, maggioranza e opposizione, ma anche i revisori dei conti di ieri e di oggi, hanno tentato di darsi un minimo di coerenza rispetto ai propri attuali ruoli istituzionali ed alle posizioni assunte nel recente passato. Un atteggiamento comprensibile, se non comportasse, come nel nostro caso, tatticismi esasperati o fughe in avanti che evocano indigeste tentazioni consociative. Quel poco di esperienza che ho, infatti, mi induce a pensare che il voto sul “consuntivo”, proprio perché accomodante e tipicamente doroteo, abbia avuto una regia occulta. D’altra parte, non è questo il primo segnale che sottintende una qualche tendenza a confondere ruoli e responsabilità. Personalmente considero gli ammiccamenti e le convergenze parallele un pessimo investimento per il centrosinistra e, in particolare, per la sinistra. Se non altro perché ci sono in discussione vicende complesse e strategiche, come la Tor di Valle ed il porto turistico, passando per il Pru, rispetto alle quali il giochetto delle mediazioni impossibili fa male alla credibilità della politica ed agli interessi generali della città. Torniamo, comunque, alle implicazioni che derivano dal voto rovesciato sul conto consuntivo.
Come si può considerarlo un atto puramente tecnico, se l’incidenza dei residui passivi (somme impegnate e non pagate) e dei residui attivi (somme accertate e non riscosse) può determinare un avanzo o un disavanzo di cassa? La cosa, infatti, non è indifferente per chi amministra, poiché significa una maggiore o minore disponibilità di soldi da spendere. E’ opinabile, di conseguenza, l’assunto secondo cui, approvandolo, si sanavano i conti dell’amministrazione-Gravina. Al massimo, il principio poteva valere per i debiti fuori bilancio e, più in generale, per la massa dei residui passivi. Ben diversa, invece, è la responsabilità politica della ricognizione e relativa iscrizione a bilancio dei residui attivi. Quest’ultime cifre, alquanto corpose e spesso aleatorie, le hanno determinate ed approvate il sindaco e la giunta. Allora perché il centrosinistra si è astenuto, ben sapendo che bastavano i voti del centrodestra per approvarlo? Non le considerava congrue? E, se così fosse, perché non ha dato ascolto al presidente dei revisori? Mi limito a pensare ad un eccesso di tatticismo consociativo, che la gente non sempre capisce. Ne sa qualcosa Ponzio Pilato. Pensò di essersene lavato la mani. Invece, per lui, gli esami non finiscono mai.