Chiesa e società
Il
clientelismo non porta da nessuna parte. Specialmente se praticato per finalità
che sconfinano nell'"interesse particolare" o, peggio ancora,
nell'"egemonia sulle coscienze". Parole severe che, sempre più
frequentemente, scoprono la preoccupazione della Chiesa per il degrado della
società calabrese. Non sempre la riflessione collettiva è adeguata agli
ammonimenti ed all'angoscia dei Vescovi. Anzi, c'è qualcosa di paradossale. Al
"dolente appello", infatti, sembra essere più attenta e sensibile la
cultura laica di quella dei cattolici impegnati in politica. Di certo, c'è una
differenza di comportamento. I laici ne discutono. Anche criticamente. I
cattolici si limitano a dire: "La Chiesa ha ragione!".
Non so quale sia l'approccio più gradito alla gerarchia. Le mie rare
frequentazioni, infatti, non mi consentono di dichiararmi esperto in materia.
Osservo, però, quanto grandi siano il fervore ed il buon senso che, anche in
questi giorni, lega amorevolmente i Pastori di Cosenza e di San Marco Argentano
ai problemi etici e sociali della propria gente. C'è qualcosa in più e di
diverso rispetto a quello che riescono a "dire" e "fare" le
istituzioni ed i gruppi dirigenti. E' il caso, per esempio, della
vertenza-Marlane. Monsignor Domenico Crusco celebra messa nel piazzale della
fabbrica, perché "quando viene meno il lavoro, la Chiesa non può stare a
guardare". Ma non si ferma qui. Dice quello che la politica tace sul
maledetto imbroglio della globalizzazione.
Anche la tragedia di Monongah (Usa), una delle tante Marcinelle dimenticate,
sarebbe finita nel tritacarne delle memorie scomode. E' così, purtroppo, quando
l'ansia della celebrazione prende il sopravvento sulla ricerca della verità. A
risvegliare la coscienze distratte ci ha pensato Frate Agostino, arcivescovo
della diocesi cosentina. A San Giovanni in Fiore, benedicendo il monumento in
memoria dei minatori calabresi, ha richiamato i nostri governanti alle proprie
responsabilità. Senza enfasi. Limitandosi ad osservare che, se la politica
produce clientelismo anziché sviluppo, "la Calabria non potrà mai alzare
la testa". Il male oscuro che offende la morale e crea nuove classi di
povertà? "La conflittualità quotidiana spesso inventata". Che dire
di più?