Il caso Paola
Difficile capire il senso del "patto per la città". Specialmente oggi che è stato riscoperto il gusto del triciclo. Che senso ha, infatti, in una società che vive di pane e politica, remare controcorrente e spaccare l'Ulivo in due? All'interno di una coalizione possono anche sorgere "corrispondenze d'amorosi sensi" che spingono partiti e cespugli a fare comunella. Purtroppo, succede. Anche se non è un bene per i cittadini. Innanzi tutto perché genera, di per sé, instabilità nella maggioranza. Eppure, a Paola è successo. Margherita, Verdi, Socialisti e Comunisti Italiani hanno siglato un accordo, mettendo i Ds in quarantena. La frittata è servita. Al massimo, adesso, sarà possibile limitare i danni, ricorrendo al politichese. La cosa sarebbe meno indigesta se a fare quadrato fossero stati soggetti politici timorosi di perdere la propria identità. Non mi sembra che i "pattisti" corrano questo rischio. Anche perché, sul piano dell'appartenenza, esprimono valori difficilmente riconducibili ad una storia comune. Allora questo patto che cos'è? L'embrione di un futuro "partito del sindaco", che pure è iscritto ai Ds, oppure un espediente per esorcizzare una presunta egemonia della Quercia? I più smaliziati sostengono che è l'una e l'altra cosa. Ovverosia: isolare il gruppo dirigente che proviene dal Pci-Pds. Se così fosse, il caso-Paola sarebbe una mina vagante per l'Ulivo provinciale. Mario Oliverio ne tenga conto. Il centrodestra, nel frattempo, sentitamente ringrazia alla vigilia di un turno elettorale mozzafiato.