Un bilancio socialmente inutile
di Roberto Losso
Intorno
al bilancio è in atto un confronto spigoloso. Ciò dimostra ancora una volta
che politicamente Paola non è una città normale. Ha smarrito se stessa,
immergendosi nella palude della politica furba, gridata e prevenuta, Tutti
pensano male di tutti. E si chiudono a riccio a difesa del proprio orticello.
Così, giorno dopo giorno, si crea un clima di veleni e di sospetti che
disperdono idee ed energie. E’ paradossale, però, osservare come sia innanzi
tutto il centrodestra a vivere la propria esperienza amministrativa con la
sindrome del fortino assediato. Assediato da chi? Forse dalle proprie
contraddizioni interne e dalle proprie smisurate tentazioni clientelari. Si
comporta così anche per quanto riguarda il bilancio. Non ne spiega, per
esempio, le linee-guida. Ma pretende che sia preso per buono, senza fornire
convincenti tabelle di raffronto, il teorema secondo cui i cittadini,
quest’anno, pagheranno meno tasse.
Veniamo,
in ogni modo, ai fatti. L’assessore Mimmo De Rosa sostiene che la manovra
varata con il bilancio 2002 produrrà una simbolica contrazione (-1%) della
pressione tributaria. Il Presidente della competente commissione consiliare,
Salvatore Mantuano, non è d’accordo. Anzi dichiara
che le tasse aumenteranno. E che a farne le spese saranno proprio le
fasce più deboli come i pensionati ed i disoccupati. Essendo un tecnico, il
consigliere comunale di minoranza ha, peraltro, puntualmente articolato le
ragioni del suo convinto scetticismo. E’ stato preso a pesci in faccia. Eppure
è un consigliere comunale. E, come tutti i consiglieri comunali, dovrebbe poter
esercitare liberamente le prerogative che le leggi e lo Statuto prevedono. Non
credo che sia istituzionalmente ammissibile che l’Assessore alle Finanze,
parlando di bilancio e non di politica, risponda
al Presidente della Commissione Finanze, definendolo “eroe senza idee” e
“stratega del mutismo”. Una reazione così scomposta lascia presupporre che
il consigliere Mantuano abbia toccato un nervo scoperto. Non voglio, però,
esprimere giudizi di merito sul bilancio 2002 fino a quando non avrò avuto modo
di analizzarlo. E di confrontarlo con quello del 2001.
Giudico
interessante e gradevole per i cittadini, e per questo voglio metterla in
evidenza, l’impegno assunto dall’assessore De Rose in una delle sue tante
dichiarazioni e repliche sul tema-bilancio. E precisamente: l’impegno secondo
cui, nel 2002, le spese istituzionali (cioè, il costo della politica) non
aumenteranno. Mi auguro che l’assessore De Rose non si limitasse a dare
garanzia sull’indifferenza dei costi solo per quanto riguarda le indennità di
funzione che sono fissate dalla legge. E, quindi, quelle sono e quelle restano.
Sia quando il sindaco è di centrosinistra sia quando il sindaco è di
centrodestra. Spero, al contrario, di aver capito bene. E cioè che
l’assessore alle finanze (e quindi il sindaco e la giunta perché
così è, quando un
assessore parla da assessore) facesse riferimento anche alle spese variabili:
quali spese di rappresentanza, missioni, gettoni di presenza, indennità per
eventuali consiglieri delegati, difensore civico e per nuovi consulenti.
Se così non fosse, l’assessore farebbe bene a chiarirlo subito. Così
almeno, chiarito l’equivoco, ci togliamo il pensiero. E così sia.
In
attesa di leggere i numeri ufficiali e di commentarli in maniera organica ed
unitaria, sulla scorta delle anticipazioni disponibili, alcune “spigolature”
politiche e contabili possiamo già farle. E
precisamente:
1).
Per effetto della riduzione della pressione tributaria annunciata
dall’assessore De Rose (-1%) il totale delle entrate derivanti da imposte
proprie, rispetto allo scorso anno, dovrebbe essere più basso di circa 110 mila
euro. Sarà proprio questo primo dato che andremo a leggere quando avremo in
mano il documento finanziario per l’esercizio 2002. Se, infatti,
il gettito derivante da imposte proprie sarà diminuito, vorrà dire che
effettivamente c’è stato qualche ritocco alle tariffe a favore dei cittadini.
Se, invece, sarà uguale o maggiore, vorrà dire le tasse, anziché diminuire,
sono aumentate di quel tanto necessario per compensare quell’1% in meno di
trasferimenti erariali.
2).
La diminuzione dell’aliquota Ici
sulla prima casa (dal 5 al 4 per mille) assomiglia molto al gioco delle tre
carte. Il minor gettito che ne sarebbe derivato, infatti, è stato graduato nel
peggiore dei modi. Tagliando senza tante riserve politiche e sociali: a)
l’ulteriore detrazione di circa 15 euro che era riconosciuta alle fasce più
deboli (pensionati e disoccupati, quindi, saranno quelli che trarranno meno
benefici dalla nuova aliquota); b)
l’incentivo che, per sostenere l’occupazione nel settore edilizio,
fissava al 4 per mille l’aliquota per i fabbricati
ristrutturati con particolare riferimento a quelli del centro storico.
3).
L’abbassamento del numero di metri cubi d’acqua (da 140 a 114 metri cubi)
compresi nel canone base produrrà un aumento secco del costo del
servizio di 14,17 euro a famiglia (la stragrande maggioranza degli utenti
consumano una quantità d’acqua superiore a quella “forfettizzata”).
Questi 26 metri cubi d’acqua sottratti al canone base, infatti, dovranno
essere pagati come super-consumo. Ai canoni attuali il costo
aggiuntivo sarà pari a 24,17 euro a fronte di uno “sconto” sul
canone base di circa 10 euro. Pallottoliere
alla mano, “scopriamo”
che ogni famiglia pagherà appunto 14,17 euro in più. Diciamo la verità:
l’amministrazione comunale ha fatto la cresta sull’acqua..
4).
Il fondo di sostegno per le cooperative è stato impietosamente falcidiato,
passando da una disponibilità di 125 mila euro (bilancio 2001) a 25 mila euro
(bilancio 2002). Con quali risorse l’amministrazione comunale pensa di
assicurare lo stesso livello di servizio degli anni passati per quanto riguarda
la manutenzione del verde, la rimozione d’erbacce e sterpaglie dalle strade
interne, la pulizia della spiaggia? La cura e la tutela dell’ambiente sono
elementi essenziali per far crescere la qualità della vita e per promuovere
l’offerta turistica. O no? Ed
infine: è così che il centrodestra vuole alleviare il dramma della
disoccupazione, negando ogni opportunità di
lavoro alle cooperative?
5). Le solite fonti bene informate sostengono che, nel bilancio 2002, sia sparita la voce “costruendo porto turistico” che, però, riapparirebbe miracolosamente nel bilancio pluriennale tra gli investimenti previsti per l’esercizio finanziario 2003. Si tratta di una svista oppure siamo davanti ad un vero e proprio “giallo” politico-finanziario? Al momento mi limito a considerarla un’indiscrezione senza fondamento. Certo, però, che se fosse vero…Vorrebbe dire che intorno all’idea-porto è prevalsa la linea politica dei “falchi”. Quelli, per capirci, che, per un astioso anticomunismo di ritorno, vogliono chiudere in un cassetto, buttandone via la chiave, tutto quello che ricorda alla città otto anni di buon governo della sinistra. Anche a costo di chiudere in quel cassetto grandi opportunità di sviluppo. Neanche i Talebani ragionano così.