Autovelox: ma quanto mi costa?

di Roberto Losso

 

L’autovelox non fa dormire sonni tranquilli. E’ una questione di patente e portafoglio. Specialmente da quando possono dotarsene anche i Comuni. La prefettura di Cosenza, nel concedere le autorizzazioni, non poteva prevedere che lo avrebbero usato per fare cassa. Non si spiega altrimenti la puntualità con cui i vigili urbani, spesso e volentieri, piazzano l’infernale macchinetta laddove la velocità massima consentita è di cinquanta chilometri l’ora. Questi divieti alla diabolik, tra l’altro, sono la regola più che l’eccezione. Anche su tratti stradali scorrevoli e fuori dai centri urbani. L’ente gestore, infatti, anziché mettere in sicurezza il traffico, chiudendo magari gli accessi abusivi, aggira l’ostacolo con un bel segnale-tartaruga. Costa poco e va bene lo stesso. Tanto nessun protesta. Neanche le associazioni dei consumatori.

A farne le spese, in tutti i sensi, oltre agli schumacher di periferia, sono purtroppo tanti automobilisti rispettosi del codice della strada. Qualche volta anche quest’ultimi sfiorano l’”eccesso di velocità”. Non è facile, infatti, guidare a lungo con il piede inchiodato sul freno. L’oscar del “qui ti multo io”, in ogni caso, spetta ai Comuni della superstrada tirrenica. Decine di chilometri da percorrere al rallentatore. Altrimenti, per pagare le multe, bisognerebbe farsi un mutuo. Quasi gomito a gomito, sono in servizio permanente effettivo una miriade di apparecchi mangia-soldi. Saltuariamente fa capolino anche la Polstrada, che, per fortuna, però, ne fa un uso più appropriato e trasparente. Tir ed autotreni con rimorchio, invece, scorazzano quasi indisturbati, nonostante l’ordinanza prefettizia che ne vieti la circolazione.

L’autovelox comunale con balzello incorporato, nel cosentino, dilaga. Sono, infatti, oltre cento le autorizzazioni concesse. Oltre tutto, considerando l’uso che se ne fa, sembra più un business da gabellieri che uno strumento di prevenzione delle stragi del sabato sera. Anche i giudici di pace ne sono convinti. Difficile, quindi, non considerarlo istituzionalmente immorale. L’affaire sarebbe oltremodo scandaloso, se gli “incassi” (miliardi delle vecchie lire) fossero impropriamente stornati per pagare debiti fuori bilancio. La legge, infatti, ne vincola espressamente l’utilizzo (50%) al miglioramento della viabilità e della sicurezza stradale. Una quota (10%), in particolare, è riservata alla tutela delle fasce deboli (pedoni, ciclisti, disabili). Speriamo sia così. I cittadini  “scippati”, quanto meno, se ne farebbero una ragione.

 

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