A proposito di "grilli parlanti"…
di Roberto Losso
Tutti abbiamo letto "Le avventure di Pinocchio". Un gran bel libro. A rileggerlo da adulti se ne scopre fino in fondo la carica morale e i contenuti allegorici. Prendiamo, per esempio, il grillo parlante. Carlo Collodi gli ha assegnato il gravoso compito di rappresentare la voce della coscienza. Essere additati come "grilli parlanti", di conseguenza, non è offensivo. Mi sarei adombrato, al contrario, se fossi stato associato al gatto o alla volpe. Questi animali, infatti, simboleggiano due dei peggiori vizi della natura umana: la furbizia e l'ingordigia. Mettersi in viaggio con loro verso il paese dei Barbagianni significa come minimo fare la fine del Merlo Bianco. E perdere le cinque monete d'oro. Meglio starne alla larga. Certo, però, non posso far finta di niente. Sono deluso. Non solo per la gratuita tendenza a far scadere la qualità del dibattito. Ma anche (o soprattutto?) perché questa politica del Gatto e della Volpe riesce a massacrare anche i buoni sentimenti. Se non accetti la logica spietata delle "bande armate" sei guardato con diffidenza. Perché, cantando fuori dal coro, sei un "diverso". Quindi, un potenziale avversario. E, come tale, ti danno addosso, cercando di isolarti. E non solo politicamente. Nonostante tutto, però, non alzerò le barricate. Intendo reagire usando le virtù proprie degli uomini liberi e tolleranti: saggezza e verità. Al massimo, per non prendermi troppo sul serio, mi farò qualche risata. Perché "Il senso dell'ironia è una forte garanzia di libertà" (Maurice Barrès). Continuerò, comunque, a ragionare con la mia testa ed a scrivere quello che penso. Con serenità. E nel rispetto assoluto delle persone e delle istituzioni. Ma senza compromessi. E senza disimpegni sul campo della militanza politica e dell'impegno civile. Continuando, cioè, ad essere quello che dicono io sia: un grillo parlante. Nessuno s'illuda, quindi, di potermi mettere il sasso in bocca. Neanche a sinistra. Perché ne faccio parte con il cuore e con la mente. Così com'è non mi piace più di tanto. E, quindi, darò il mio contributo critico per cambiarla. Forse inseguo un sogno. Ma è bello lo stesso. Perché, come diceva Ennio Flaiano: "Il sognatore è un uomo con i piedi saldamente piantati sulle nuvole". Osservo, nel frattempo, che sono in tanti (forse in troppi) a fare i pompieri. La sensazione diffusa è che si voglia insabbiare l'intera vicenda. Non solo per non assumersi la responsabilità politica del metodo da "allegra finanza" con cui sono state gestite le commissioni. Ma anche per esorcizzare il fantasma di quel consociativismo istituzionale che è venuto a crearsi tra una parte del centrodestra ed una parte del centrosinistra. Entrambi gli schieramenti, infatti, soffrono di mal di pancia. Come potrebbe, per esempio, il "polo" spiegare questa "contaminazione" al proprio elettorato, dopo aver condotto una campagna elettorale stile '48? E come potrebbe il centrosinistra continuare a sostenere di aver condotto fino ad oggi una dura opposizione sui valori e sulle regole? Mi rendo conto che si è innescato un dibattito politico forte, che va al di là del caso-commissioni. Così come comprendo che c'è un interesse trasversale a soffocarlo per prevenire dissensi e contestazioni. Forse nel centrodestra tutto finirà a tarallucci e vino, perché non ha, nella società civile, culture e movimenti che lo incalzano. L'Ulivo, invece, è messo male. Perché ha molta sinistra antagonista e sommersa che ha incominciato a muoversi. E vuole vederci chiaro. Penso che questa volta al centrosinistra che "dialoga" anche quando è all'opposizione non sarà facile chiamarsi fuori senza fare autocritica. Non vorrei, però, che si sfumassero i contorni politici ed istituzionali delle gravi responsabilità che competono al centrodestra. Se sprechi ci sono stati, li ha consentiti chi, governando, non ha esercitato le proprie funzioni democratiche d'indirizzo e di controllo. Anzi ha alimentato l'andazzo. Mettendo a disposizione (e senza piangere miseria come fa quando si parla di cooperative) i fondi necessari per liquidare prontamente le spettanze maturate dai consiglieri comunali. Chi decide il nostro futuro, spendendo peraltro i nostri soldi, non può più nascondersi dietro alle parole spesso fumose e contraddittorie. Ha il dovere di rispondere con i fatti, se, come pretende, vuole che gli sia riconosciuto un minimo di credibilità e d'affidabilità. L'opinione pubblica, anche quella parte che ha votato per il "polo", fa un ragionamento di buon senso. E dice: "Se tutto è in regola. Se le commissioni, nell'ultimo trimestre dell'anno scorso, sono costati pochi spiccioli. Se sono i "grilli parlanti" che "inventano", perché non sbugiardarli?". Sono d'accordo. Ed aggiungo. Il modo c'è ed è molto semplice: rendere pubbliche, nel rispetto della privacy dei singoli, l'ammontare complessivo delle cifre che sono state realmente liquidate per i lavori delle commissioni. Le solite fonti bene informate sostengono che, solo nell'ultimo trimestre del 2001, sono stati pagati gettoni di presenza pari a cinque volte l'importo che le amministrazioni Ganeri spendevano in un anno. Siate buoni. Ci vuole molto a smentire queste solite malefiche "fonti bene informate"? Così facendo, oltre tutto, prendereste due piccioni con una fava. Regoleresti i conti con le "talpe" che, secondo voi, diffondono informazioni non vere. E, quindi, dimostrereste che i "grilli parlanti", oltre ad "inventare" con l'aiuto delle "talpe", dicono anche le bugie come Pinocchio. Non è una sfida. E' un invito alla trasparenza. Perché le mezze verità, in democrazia, fanno più male delle critiche forti espresse in buona fede. Si dice, infatti, che "una verità detta con cattiva intenzione, batte tutte le bugie che si possono inventare" (William Bloke).