Appalti e mazzette

di Roberto Losso

 

Parliamone. Anche se spesso, conoscendo uomini e cose, farlo ci costa in termini sociali ed umani. Non è rassicurante, infatti, scoprire che la questione morale è ancora una piaga purulenta della nostra società. Non quella astratta, lontana o comunque estranea alla vita di tutti i giorni. Quando è così prevale la sindrome liberatoria del mandarino cinese. E' tutta un'altra cosa, invece, misurarsi con la corruzione della porta accanto. L'effetto risulta devastante e difficile da rimuovere. Perché ci costringe, quanto meno, a chiederci quali siano le dimensioni del fenomeno e quanto incida negativamente sulla qualità dei servizi e sulle opportunità di sviluppo. Nel recente passato, abbiamo fatto come gli struzzi. La nostra tangentopoli era ben rappresentata nelle cronache giudiziarie. Eppure preferivamo considerarla una categoria del malaffare criminale. Il pizzo mafioso sulle grandi opere pubbliche lo abbiamo sempre messo in conto. Quello contiguo alla politica, sotto forma di mazzette o voto di scambio, al contrario, lo abbiamo dolosamente esorcizzato. Ne paghiamo le conseguenze. Specialmente oggi che lo sfilacciamento dei controlli induce in tentazione. La questione morale, in ogni caso, non si alimenta solo d'appalti e tangenti. Ad essa vanno ricondotte anche le consulenze facili, gli incarichi al limite della legalità e l'esercizio clientelare del potere. Non è mai troppo tardi, però, per incominciare a parlarne a voce alta. Sia pure con il dovuto rispetto per la presunzione d'innocenza delle persone coinvolte.

 

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