L'"altra" politica, quella delle furbizie,

non genera utopie né idee per lo sviluppo

di Roberto Losso

 

Diceva Eduardo De Filippo che gli esami non finiscono mai. E' proprio così. Specialmente in politica. Quella vera. Quella, in altre parole, pensata e vissuta come una forma atipica di volontariato. Lottando, nel proprio piccolo e secondo le proprie possibilità, per cambiare il mondo in conformità a quei principi e valori che riteniamo giusti ed insopprimibili. Quest'approccio alla politica non è né di destra né di sinistra. E' solo una visione comune a tutti gli uomini di buona volontà che, impegnandosi nei partiti o nelle istituzioni, sperano di riuscire a fare qualcosa di buono. Non è né di destra né di sinistra, perché il "fare politica" è quasi una categoria dello spirito. E perché la vocazione alla "politica bella" non nasce da una scelta di campo. Ma dalla qualità democratica della società in cui viviamo, dalla sua civiltà del pensare positivo, dalla sua cultura della legalità, dal suo sentimento del bene comune. Ciò non vuol significare che tra destra e sinistra non ci siano differenze sostanziali e decisive. Ci sono. E sono tante. Discendono, però, dai valori e dai principi che si vogliono attuare attraverso la politica più che da una diversa concezione della politica. Non è cosa da poco. In relazione alle cose da fare, infatti, tra conservatori e progressisti c'è un solco profondo, perché è diverso il modo di concepire la società. La sinistra vuole cambiarla secondo criteri di giustizia sociale. La destra vuole normalizzarla secondo le regole del liberismo selvaggio. E poi c'è il problema della diversa sensibilità sul tema delle libertà individuali e collettive. Ed è proprio sul terreno delle libertà e del "che fare" (ed ancor più su quello del "come fare") che destra e sinistra, anche al proprio interno ed all'interno delle rispettive coalizioni, dovrebbero confrontarsi. In maniera seria, puntuale e pragmatica. Se vogliono superare a pieni voti quegli esami che non finiscono mai. Non sempre purtroppo è così. Spesso osserviamo comportamenti, scelte, polemiche che ci lasciano perplessi. Ed anche indignati. Ma non è "quella" la politica di cui parliamo. "Quella" politica è un'altra cosa. E' un impasto immaturo di piccole furbizie, che, alla fine, lascia l'amaro in bocca anche a chi la pratica e la diffonde. No. Non è "questa" la politica che cambia il mondo che ci circonda. Che rende giustizia ai bisogni della gente. Che rasserena una comunità piccola o grande che sia. Alle soglie del terzo millennio non è "questa" la politica che ci serve. Neanche a Paola. Il "motore creativo" di cui abbiamo bisogno, al contrario, è quello che si trascina dietro ideali, valori ed idee. E che è rappresentata, giorno dopo giorno, dalla stragrande maggioranza delle donne e degli uomini che s'impegnano nei partiti, nelle istituzioni e nella società civile con la forza delle idee, con fantasia e con senso del dovere. L'"altra" politica, purtroppo, sopravvive a se stessa ed ai propri errori. Funziona da freno a mano, perché non genera entusiasmi né idee per lo sviluppo. C'è ancora, ma non è vincente. Anzi ha il fiato corto. Sarebbe, però, imperdonabile abbassare la guardia. Al contrario bisogna fronteggiarla ed isolarla. Senza fare, però, confusione o qualunquismo. E senza considerare l'impegno politico sempre e comunque fonte di degenerazioni o di "inciuci". Anche se, a volte, i protagonisti fanno di tutto per renderci scettici e diffidenti. L'"altra" politica per mascherare la propria debolezza cerca di screditare quanti, in virtù dei valori e dei principi ai quali si richiamano, conducono battaglie politiche lineari e trasparenti. Prendiamo ad esempio la Comunità Montana. Il Lamberti-bis, nel bene e nel male, ha rotto vecchi equilibri. Le reazioni e le polemiche sono state spropositate ed aggressive. Tante parole usate come pietre per lapidare Piero Lamberti. E per screditarlo. Tutto normale e prevedibile, perché a fare le "rivoluzioni" si paga sempre un prezzo molto alto. Troppo spesso sento dire che chiunque faccia politica necessariamente si sporca le mani. E' una frottola mirata ad omologare tutto e tutti. E' vero. In giro c'è anche qualche "birbante", ma ci sono soprattutto tante persone virtuose, appassionate e consapevoli. Come l'assessore dimissionario Andrea Sbano, che, a mio avviso, doveva restare al suo posto, perché i dissapori tra i partiti non possono spingersi fino al punto da mettere a disagio o in crisi una persona meritevole di stima e di fiducia. Il tarlo che corrode la politica é il prevalere delle logiche di schieramento, di gruppo e sottogruppo. Perché è proprio quando prevalgono queste logiche che la politica va in "loop". E gira a vuoto, spianando la strada all'"altra" politica che, da parte sua, non va tanto per il sottile. Così va il mondo. Ed anche per questo, giustamente, gli esami, per la politica, non finiscono mai.

 

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