Acqua all'amianto
Nonostante la siccità, l’acqua inonda il dibattito politico. In questi giorni se ne parla in tutte le salse: per i rubinetti a secco, le bollette salate e lo strappo tra Comune e Provincia. Si fa strada, però, un altro inquietante filone: quello della salute. Dal porto delle nebbie, infatti, emerge una realtà terribilmente seria. Negli anni ’60, le reti di distribuzione venivano realizzate con condutture composte da fibre in amianto e leganti in cemento. Il “caso” è esploso a Paola. Ma riguarda tutti i comuni che, in quel periodo, hanno ampliato o rifatto le reti idriche. I progettisti, all’epoca, non essendoci particolari controindicazioni, consideravano quel materiale resistente ed affidabile. E, quindi, lo utilizzavano diffusamente. Difficile, quindi, definire le dimensioni del fenomeno. Anche perché gli uffici tecnici, spesso, non dispongono neanche di una mappatura completa del proprio sottosuolo. Figuriamoci se, da qualche parte, sono censiti i materiali che, nel tempo, sono stati messi in opera.
La vicenda, almeno a Paola, ha risvolti gattopardeschi, che testimoniano quanto le istituzioni e le burocrazie siano ancora lontani dalla gente. Da tempo, gli abitanti del quartiere Rocchetta, nel cuore del centro storico, hanno posto il problema. Si è alzato un muro di gomma. Eppure volevano solo sapere, possibilmente in maniera scientifica, se ci sono rischi per chi, da anni, consuma acqua che scorre nelle viscere di tubi all’amianto. La parola d’ordine è sempre stata la stessa: non creiamo allarmismo. Fino al punto che, esasperate, le famiglie hanno fatto una colletta per eseguire analisi che andassero al di là dei requisiti di potabilità. Nel frattempo, chi ha l’obbligo di dare risposte certe dice e non dice. A tutti i livelli. Non giriamoci intorno, perché la questione, che nasce a Paola ma riguarda tante popolazioni, non può finire a tarallucci e vino.
Tutti cadono dalle nuvole. Mi chiedo: come potevano non sapere, se, circa due anni fa, un consigliere comunale ha presentato sull’argomento una circostanziata interrogazione? Roberto Perrotta, a pochi giorni dall’insediamento, eredita una patata bollente. Ha scelto un approccio trasparente. E’ un passo avanti. La comunità scientifica, nel frattempo, conferma che le malattie da amianto accertate riguardano le vie respiratorie. Almeno fino ad oggi, infatti, non ha aggredito altri organi vitali. Una mezza buona notizia. Più sfuggente, invece, il ragionamento dei tecnici dell’agenzia per la protezione ambientale. Tutto va bene, dicono, se i leganti in cemento reggono e le fibre in amianto non si sfilacciano. Altrimenti che succede? Potremmo saperlo, se non si tratta di un segreto di stato?