A che serve un cavallo di Troia?
di
Roberto Losso
Mi sono perso qualcosa. Mi era sembrato di capire che il centrosinistra puntasse a fare opposizione politica di qualità. In maniera puntuale, trasparente e credibile. Rivolgendosi, innanzi tutto, alla città. Senza tatticismi o inutili compromessi. Al Festival dell’Unità questa linea ha funzionato. E, discutendo pacatamente, sono emerse verità pesanti. Sul deficit di democrazia. Sull’iniquità sociale del bilancio. Sulla tentazione di stravolgere il Prg. Sulle logiche di potere che strozzano ogni opportunità di sviluppo. Era palpabile, in Piazza del Popolo, l’adesione dei cittadini ad un progetto pensato per costruire, giorno per giorno, un’alternativa vincente a “questo” centrodestra padre-padrone. L’idea nasceva dal convincimento che la maggioranza, con le sue furbizie, è capace di resistere alle spallate. E sopravvivere alle proprie laceranti contraddizioni. Una soluzione, infatti, comunque la trova. Perché conosce molto bene l’arte antica del “do ut des”. Inutile, quindi, tentare il giochetto del cavallo di Troia. Il suo tallone d’Achille è un altro. E precisamente: la mancanza di progettualità e di sensibilità politica. Se incalzata su questo terreno, la Casa delle Libertà mostra subito tutti i suoi limiti, diventando ancora più fragile, disorientata ed arruffona. Diamole corda. E s’impiccherà da sola. Come, d’altra parte, ha fatto fino ad oggi. Ci vuole solo coerenza e tanta pazienza. Il centrodestra, infatti, arrogante com’è, continuerà a dare di sé una pessima rappresentazione. Attenzione, però. Per essere vincenti non basta ritrovarsi nelle stesse favorevoli condizioni politiche e culturali del ’93. Ci vuole anche un centrosinistra credibile e motivato. In grado, cioè, di rappresentare un’alternativa ed una speranza per il futuro.
Certo l’opposizione non si costruisce solo nelle piazze. Si fa anche in Consiglio Comunale. Anche nelle sedi istituzionali, però, è possibile essere diversi. Basta puntare sulla qualità del dibattito, delle proposte, dei comportamenti. Le passerelle ed i teatrini sono controproducenti. Anche perché c’è una televisione locale che porta nelle case le immagini del Consiglio Comunale. Spesso si tratta di spettacoli poco edificanti. Anzi di pessimo gusto. I cittadini non gradiscono. E lo dicono con crescente fastidio. Preferirebbero, infatti, discussioni più serene. Possibilmente su progetti di sviluppo. Il centrosinistra, proprio per questo, deve sforzarsi di far emergere la propria diversità. Altrimenti si espone ad un rischio molto grave. L’immaginario collettivo, potrebbe convincersi che, in fondo, non c’è differenza tra destra e sinistra. Tutto sommato, fino ad oggi, il centrosinistra ha inseguito il “polo”, facendosi risucchiare nella palude che gli è più congeniale. Quella dei falsi problemi, delle contrapposizioni ideologiche, della carta bollata. Non è su questo terreno, che emerge e si valorizza l’anima della sinistra, che Berlinguer amava chiamare austerità. Ne ho preso coscienza, come dicevo, l’altra sera al Festival dell’Unità. Tantissima gente, non necessariamente di sinistra, ha seguito attenta per quasi due ore i nostri ragionamenti. E non è stato necessario alzare la voce per spiegare le nostre ragioni, le nostre preoccupazioni per il presente e le nostre speranze per il futuro. Ancora una volta, grazie anche ad Antonella Bruno Ganeri, le antiche pietre di Piazza del Popolo hanno parlato. Da queste antiche pietre evidentemente bisogna ripartire.
Non mi sembra, però, che vada in questa direzione la politica che i gruppi consiliari del centrosinistra stanno portando avanti. Ho la sensazione che vivano la crisi del centrodestra, irrisolta nonostante il rimpasto, alla garibaldina, illudendosi di potersi incuneare nelle sue contraddizioni interne e farle esplodere in maniera irreversibile. Le contraddizioni ci sono. E sono tante. Alcune, anzi, sono vere e proprie mine vaganti. Certo. Bisogna coglierle, metterle in evidenza, vivisezionarle impietosamente. Senza, però, confondersi con loro fino al punto da aprire linee di credito o avventurarsi nell’infausta proposta di mettere al servizio di questo o quel rappresentante del centrodestra gli otto voti del centrosinistra. Un approccio politico così ingenuo ed invadente crea confusione. E provoca un’inevitabile caduta d’immagine e di credibilità per il centrosinistra, quando, come ha fatto il capogruppo di Fi, Beniamino Abruzzo, la proposta di fidanzamento è sdegnosamente rifiutata. Se ne poteva fare a meno. Anche perché il centrodestra potrebbe utilizzarla per fare propaganda e disinformazione. E perché non dovrebbe farlo, visto che si è ritrovato tra i piedi un “assist” alla Pelè? Un fatto è certo. L’alzata d’ingegno di voler “licenziare” Franco Aloise con una manovra consociativa non rappresenta un bell’esempio d’opposizione di qualità.
Inevitabilmente ritorniamo sempre allo stesso punto. Quello che spiega il successo elettorale del centrodestra. A Paola esiste un centrosinistra che vuole essere centrosinistra oppure c’è solo una sinistra che fa il donatore di sangue pur di inventarsi un centrosinistra che non c’è? Quest’equivoco va chiarito una volta per tutte. Se non esiste o non può esistere, perché qualche sua componente ha altri grilli per la testa, prendiamone atto. E così sia. Altrimenti non c’è tempo da perdere. E’ urgente, infatti, far diventare l’Ulivo un soggetto politico unitario, varando un coordinamento, al quale i partiti dovrebbero cedere significativi poteri di direzione politica, d’autonomia culturale e di progettazione del percorso da seguire da oggi fino alle prossime elezioni amministrative. Che Ulivo è, infatti, quello c’è oggi a Paola? Un alberello senza radici che, al massimo, per far finta di esserci, si limita a qualche riunione unitaria dei gruppi consiliari. E’ troppo poco e poco convincente. Deve, al contrario, crescere ed irrobustirsi Insieme al coordinamento politico, infatti, a mio avviso, dovrebbe nascere anche il gruppo consiliare unico del centrosinistra. L’obiettivo? Far lievitare piano piano quella cultura dell’unità necessaria per presentarsi alle elezioni con una sola lista unitaria. Appunto la lista dell’Ulivo. Come nel ’93. Non ci sono alternative, se l’Ulivo vuole diventare una coalizione vincente. Tutto il resto è tatticismo che non paga. Anzi, di fatto, favorisce il centrodestra e le sue lobby trasversali. Provare per credere.