25 aprile, un sogno di libertà
di Roberto Losso
E' una festa della memoria. Un omaggio a quanti, coltivando nell'intimo delle proprie coscienze un sogno di libertà, hanno imbracciato le armi per opporsi alla furia devastante del nazi-fascismo. Questo è il 25 aprile. Un passaggio storico e politico, che, grazie al sacrificio degli antifascisti e dei partigiani, ha restituito dignità democratica ed istituzionale all'intero Paese, ricollocandolo nell'alveo delle sue tradizioni risorgimentali, libertarie e garantiste e riportandolo, a pieno titolo, nel contesto civile della comunità internazionale. Quel giorno così lontano, ma così presente nella memoria collettiva non è una data qualsiasi. Il 25 aprile, infatti, oltre che un ricordo denso di contenuti e di valori, è anche un impegno ed una testimonianza per il presente e per il futuro. Celebrando l'ingresso dei partigiani a Milano, infatti, rinnoviamo e rinverdiamo un vincolo di libertà e di democrazia, conquistato a duro prezzo sulle montagne innevate. Nel silenzio dolente dell'opposizione ad un regime spavaldo ed aggressivo. Nei campi di sterminio. Nei paesi distrutti da inaudite rappresaglie. Nell'accecante terrore delle Fosse Ardeatine e delle prigioni speciali di Via Tasso. Nel lager antisemita di Ferramonti. Almeno due generazioni d'antifascisti si sono consumate, perché sorgesse quel nuovo giorno di pace, democrazia, giustizia, tolleranza e libertà. E quel giorno atteso, sognato e sofferto è nato appunto all'alba del 25 aprile. Come si può pensare di cancellarlo? E come si può, peggio ancora, proporre di stravolgerne l'identità storica e morale, assimilandolo e correlandolo ad altre tragedie che pure hanno impoverito e violentato anch'esse l'umanità del '900, secolo oltremodo drammatico e violento che ci siamo appena lasciati alle spalle? Il 25 aprile noi celebriamo un momento importante, decisivo ed ancora attuale della storia nazionale. E lo celebriamo, com'è giusto che sia, per quello che è: la sconfitta definitiva del nazi-fascismo e la rinascita della nuova Italia repubblicana dalle ceneri liberticide dello squadrismo, dei tribunali speciali, delle conquiste coloniali, delle leggi razziali, dei milioni di morti della seconda guerra mondiale e dell'Olocausto. Certo, come uomini del nostro tempo e come militanti di un'insopprimibile utopia di pace e libertà, avvertiamo anche il peso morale degli orrori dei "gulag" e delle "foibe". Così come ci lasciano preoccupati e pensosi le storie contemporanee e raccapriccianti delle pulizie etniche e delle discriminazioni razziali. Delle bombe intelligenti e delle libertà negate. Delle condanne a morte eseguite contro il volere dell'umanità ed in dispregio all'alta preghiera di Giovanni Paolo II. Dei bambini innocenti che a migliaia muoiono ogni giorno per miseria e per fame nei paesi del terzo mondo. Ne siamo intimamente partecipi. E le viviamo con sgomento e con tutto il necessario impegno, perché la storia positiva dell'uomo si sviluppi, da oggi in avanti, lungo la strada maestra della solidarietà, della giustizia e della libertà. La storia e la memoria, però, non sono una sommatoria algebrica. Le tragedie dell'umanità, infatti, per quanto culturalmente spesso di segno contrario, non si elidono. Si sommano l'una all'altra. E diventano un pesante fardello, che ogni uomo di buona volontà porta dentro di sé. Ognuno a modo suo. E secondo la propria coscienza e la propria sensibilità. Noi ci portiamo dentro anche il 25 aprile. E riteniamo giusto continuare a ricordarlo come il giorno felice e glorioso della liberazione dal gioco scellerato del nazi-fascismo. Non ci sono compromessi possibili, perché non ha senso, né sul piano morale né su quello storico, omologare il sacrificio di un Paese che attraverso la resistenza riscatta se stesso, ad altre vicende per quanto nefaste e tragiche del divenire della storia umana. Oggi più che mai, d'altra parte, abbiamo necessità che questo sentimento del 25 aprile, che altro non è se non un sentimento di rifiuto della violenza politica e della discriminazione razziale, prevalsa e si rafforzi. Perché, in giro per l'Europa, e purtroppo anche nel nostro Paese, si agitano i fantasmi di una destra xenofoba ed egoista, che pensavamo superata e vinta. Così, invece, non è. Anche per questo non mi sembra sia il caso di abbassare la guardia, incominciando magari a perdere proprio la memoria del significato storico e morale del 25 aprile.