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Il Punitore sfida Wolverine

di Fabio Volino

 

Punisher (c) Marvel ComicsDopo l'ottimo e forse insperato successo del primo volume, che tra un paio di mesi verrà anche ristampato, la Panini Comics ha fatto recentemente uscire il secondo tomo dedicato al Punitore di Garth Ennis. E più che il personaggio è evidentemente il nome dello sceneggiatore scozzese ad attirare i lettori, dal momento che la casa editrice ha deciso di lasciare nel cassetto gli episodi 7/12, non realizzati da Ennis. Anche se il nome di richiamo di un personaggio come Wolverine non è certo stato fatto passare in secondo piano, tanto che ha dato il titolo al volume.

Nelle prime cinque storie Ennis continua la sua vena dissacrante e truculenta, calcando forse decisamente la mano su certi punti. Col risultato che un paio di storie, più che essere politically scorrect, sono semplicemente un copione già visto e che ad alcuni potrà anche sembrare di cattivo gusto (ma chissà, forse è proprio la sensazione che Garth voleva instillare in tutti noi). Il pezzo forte dell'albo, la sfida contro il mutante canadese col fattore rigenerante, presenta alcuni difetti evidenti: prima di tutto la caratterizzazione di Logan, regredito misteriosamente nella caratterizzazione all'era pre-Byrne, insomma decisamente fuori personaggio. D'accordo con la politica di sfoltimento di certa pesante continuity, ma qui forse si esagera. Secondariamente ci viene il dubbio di quanto Ennis continuerà ad andare avanti con questo registro demitizzante dei comics di supereroi, che fino ad ora è anche apprezzabile, ma a lungo termine rischia di annoiare (stupendamente crudele comunque il modo in cui viene liquidato Wolverine alla fine).

La sesta ed ultima storia è la più riuscita e toccante: Ennis trascina il Punitore in Scozia, terra martoriata dagli scontri religiosi. Qui si cala nel personaggio e, per sua bocca, esprime tutto il suo disgusto per simili conflitti che si trascinano da decenni, senza capire bene il perché. Tanto che alla fine è il Punitore/Ennis stesso che si allontana dalla Scozia, poiché qui ha scoperto che c'è gente decisamente peggiore di lui. E che non merita la sua punizione: si stanno facendo male benissimo da soli. Sul versante disegnatori nulla da eccepire: oltre ad uno Steve Dillon sui consueti livelli medio/alti, abbiamo anche un fenomenale Darick Robertson, a suo agio soprattutto nelle espressioni facciali dei vari personaggi (con lui il Punitore incute davvero timore). Insomma, diamo a questo ciclo di storie una abbandonante sufficienza, ma il primo volume è stato decisamente migliore. Vediamo cosa ci riserverà il futuro nelle vesti del terzo tomo.

 

(29/9/2003)

 

   

 

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